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Il territorio offre un vasto panorama di prodotti tipici che si possono acquistare negli esercizi commerciali del Comune. Fra i protagonisti si ritrova la Circerchia, un antico legume che è stato recuperato e valorizzato in questi ultimi anni e al quale è stata dedicata una sagra che si tiene nell'ultimo fine settimana del mese di novembre. Non meno importate ritroviamo il Lonzino di Fico, la Sapa e l'Agresto. Nella zona si possono degustare ottimini vini bianchi ed il tipico Verdicchio dei Castelli di Jesi e Rosso Piceno. La Cicerchia La cicerchia è un legume che viene seminato in primavera come i fagioli e i ceci, nel passato per sfruttare al massimo il terreno, questo legume veniva seminato tra il granoturco. La raccolta avviene in agosto, l'arbusto viene strappato dal suolo e vengono raccolti in piccoli mannelli, i quali vengono appesi su una parete assolata e lasciati riposare per qualche giorno per essere pronti e ben essiccati per la battitura. Dopo la battitura con ampio corvello, la cicerchia viene ripulita dalle ultime pule del baccello spezzato. La cicerchia può essere cucinata in molti modi, anche se il tipico piatto della tradizione serrana vuole che sia servita in una crosta di pane.
Il Lonzino di Fico Per confezionare il lonzino di fico, si utilizza una varietà di fichi, di piccole dimensioni, dalla buccia fina e dura, e l’interno rosso. Non cadono come gli altri fichi quando sono maturi, ma si seccano da soli sulla pianta. La particolarità di questa varietà è quella di non assorbire l’acqua, anche quando piove molto. Per questo i contadini l’hanno conservato e utilizzato per il lonzino di fico. I fichi, raccolti scalarmente, sono essiccati al sole e al forno. Conservati al riparo dall’umidità, si aspetta la maturazione di noci e mandorle. Poi i fichi vanno macinati finemente, aggiungendovi mistrà, rhum e semi d’anice. Infine si uniscono anche le noci e le mandorle, libere della pellicina e macinate. L’impasto si confeziona a forma di piccolo salame il cui involucro è costituito dalle foglie di fico legate con resti di lana colorata dal peso di circa 200 gr. La fetta si presenta compatta e si riconoscono sia i semini dei fichi sia i frammenti di noci e mandorle; gusto dolce, dal gradevole aroma dei semi di anice. La Sapa La Sapa si ottiene dall’uva dolce e matura, meglio se bianca e va ammostata con le mani, dopo averla filtrata di ogni impurità. Si passa poi al setaccio per eliminare bucce e vinaccioli. Il liquido ottenuto va lasciato a riposo per circa 24 ore. Si unisce al mosto la cannella, i chiodi di garofano, la scorza di limone e si mette a bollire a fuoco lento fino a quando il mosto non si è ridotto di due terzi. Si separa il liquido dalla cannella e dagli altri ingredienti, si mette nelle bottiglie, si chiude ermeticamente e si conserva in luogo fresco, asciutto e buio. La Sapa si usa come dolcificante, per degustare formaggi freschi e stagionati, come condimento per polenta ed oggi anche sulle carni e verdure.
L'Agresto L'agresto prende il nome dall'uva "agresta", che si trova sui tralci più alti e non ancora matura al momento della vendemmia: chicchi piccoli, verdi, duri, raccolti in piccoli grappoli tondeggianti che i contadini raccoglievano a fine novembre per schiacciarli e farne una salsa a base acida per insaporire verdure bollite, patate, cipolle. In altri casi l'agresto (o aceto di agresto) veniva tagliato con il mosto bollito per ottenere una salsa agrodolce. L'agresto si presenta sciropposo, quasi denso, di colore scuro, con sapore inizialmente dominato dalla nota acida che poi lentamente scompare per lasciare posto alle sensazioni dolci, al gusto di mosto cotto, al ricordo del caramello. Può essere utilizzato in tutti i piatti a base agrodolce, verdure crude (pinzimonio) e cotte (da provare le cipolle cotte sotto la cenere e condite con agresto). | Punto vendita | Lalli Pizzeria Pasticceria Di Sebastianelli P. & C. Snc 60030 Serra De' Conti (AN) - Via Osteria, 101 tel:0731 878104 mail:
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